lunedì 7 dicembre 2015

Accostamenti

Continuando con il gioco degli accostamenti, mi sono chiesta, invece a cosa si potrebbe affiancare la parola “Avvento”. È una di quelle parole evocative, che non è facile sentire per caso, magari in una conversazione rubata sul treno o al bar. È difficile immaginare qualcuno che, parlando al cellulare, infili una frase come “ma sai che è già iniziato l’Avvento?” oppure “se venite a cena sabato vi preparo la torta dell’Avvento”.
Natale è un termine più sfruttato, anche da chi del Natale in sé se ne frega altamente. “Ci vediamo alla cena di Natale?” dicono. Perché gli accostamenti di parole fanno la differenza: pranzo di Natale, regali di Natale, auguri, festa, vacanze, pacchi, carta, decorazioni, vetrine… Invece con Avvento si possono usare al massimo due parole: “periodo” e “giorni”, oltre, naturalmente, a “calendario”.
Eppure in  questi giorni ho notato che l’idea del Calendario del’Avvento è ancora molto attuale, forse più attuale che mai. Perché?
Ho deciso che la risposta è una certa voglia di riflessione; il desiderio di fermarsi, di guardarsi intorno con una nuova curiosità. Forse mi sbaglio, ma intanto mi illudo che sia davvero così. Forse, per una volta, i fattacci che continuano ad ispessire i quotidiani, che tolgono la serenità a chi viaggia in aereo nelle grandi capitali o l’obiettività a chi li commenta con gli amici, inducono la gente ad un approfondimento.
Non so quali siano le conclusioni di questi ragionamenti, ma in ogni caso saranno un buon punto di partenza: riflettere non può che portare a risultati positivi. Gli scrittori ci stanno aiutando, con i loro Calendari dell’Avvento, con le loro riflessioni, magari non del tutto corrette, ma comunque ottimi spunti per approfondimenti, analisi, confronti.
Approfittiamone. 

sabato 5 dicembre 2015

Sogno di una notte di fine autunno

Sono quasi le 21, devo uscire con la macchina e scendere verso la città. La strada di casa nostra è buia, in mezzo ai boschi, che adesso sono grigi, senza più foglie. La striscia dell’asfalto è stretta e sinuosa; serpeggia tra avvallamenti e coste, in una danza continua che non permette accelerazioni. Svolto a sinistra, oltre una piccola sporgenza e vedo delle ombre muoversi. L’istinto mi fa fermare la macchina. Sono ombre opache, ma qualcosa, nel loro movimento mi affascina. Accendo gli abbaglianti e due di loro si staccano, si voltano flessuose e, come al rallentatore, saltano via, verso il bosco a monte. Non credo ai miei occhi, tuttavia la terza ombra, ancora ferma, si volta verso di me, punta uno sguardo sicuro eppure dolce. Le sue corna ramificate non possono che confermare la mia speranza: sono tre cervi, maestosi, aggraziati nella loro forza. Magnifici.
Anche il terzo salta verso il bosco e io mi trovo sola. Riparto con un lieve dispiacere; nella mia incoscienza vorrei seguirli. Impossibile, ormai saranno già lontani, o forse si sono fermati appena più sopra, fuori dalla mia vista.
La sera è lunga, gli impegni mi tengono lontana dal letto caldo fin dopo mezzanotte, ma poi, finalmente, torno a casa e crollo in un sonno profondo. Il mattino è già luminoso quando mi sveglio. Mi volto dall’altra parte, pensando con gioia che è festa e, nel dormiveglia, mi ritrovo a pensare ancora agli splendidi animali. Solo che questa volta io sono con loro, accarezzo il collo del più alto che dimostra di conoscermi; inchina il capo coronato come soltanto un sovrano sa fare e mi fa salire sulla sua groppa.
Il bosco è sempre buio, ma i rami brillano di galaverna, scintillano nella luce delle stelle.

Mi sveglio con il sapore di una magia appena vissuta.


venerdì 4 dicembre 2015

Serenità transitiva

Mi è sempre piaciuto il gioco delle catene verbali. Un tipo dice una parola e il giocatore di fianco deve dirne un’altra che si colleghi alla prima tramite una qualunque associazione mentale. Può essere un anagramma, un sinonimo, un termine di significato opposto, un ricordo elaborato, un collegamento inconscio. Si può anche tentare di fare della facile psicologia ai propri amici, tramite queste connessioni logiche.
Ad esempio “lavoro” e “sonno”, oppure “amore” e “cognato”, o “festa” e “sbronza”, “panna montata” e “pelle”.
Ma restiamo in tema.
Se dico la parola “Natale”, cosa dite voi?
Penso che potrei raccogliere infiniti vocaboli: neve, freddo, parenti, messa, presepe, ansia, pranzo, regali, solitudine, lusso, amici, pastori, ipocrisia, stella, panettone, poveri…
A me è venuta in mente “frenesia”. So che è contraria allo spirito del Natale, che in tutti i canti e nelle poesiole dei bambini è pace, gioia, armonia. Ma io ogni anno arrivo al Natale stremata, con in mano l’orologio come un Bianconiglio stressato e un lunghissimo elenco di cose ancora da fare.
Quest’anno invece no, ho deciso che non mi capiterà. Preparerò tutti i regali entro il 22 dicembre, farò la spesa senza dimenticare nessun ingrediente per il pranzo o la cena del 26, avrò la casa ordinata e il bagno splendente, i piatti dello stesso numero dei commensali o persino di più, i bicchieri luccicanti e i tovaglioli candidi.
Forse. Ma più facilmente non sarà così, e allora quello che cercherò di fare sarà restare imperturbabile, di mantenere la calma, di non dare importanza a ciò che non ce l’ha.
Così ho deciso di cominciare ad allenarmi con alcune tecniche che ho creato io stessa:
1 - Ripetere almeno dieci volte al giorno l’esclamazione “Eh, pazienza…”, alzando le braccia e chiudendo gli occhi.
2- Leggere due (ma aumentare fino a quattro al giorno) post su facebook pieni di errori di ortografia, strafalcioni e commenti razzisti senza irritarsi e concludendo con l’esercizio 1.
3 – Verificare il totale delle tasse pagate durante l’anno e poi decidere, son un sorriso, di andare in pizzeria.
Nel corso del training i rischi sono: irritazione crescente, digrignare di denti e innalzamento del tono di voce. In tal caso dovrò sedermi in poltrona e osservare, per almeno cinque minuti, le nostre due cagnette che dormono.

Loro sì che non hanno il minimo dubbio: tutto va bene e continuerà ad andare bene. Le poltrone sono comode, il fuoco scoppietta, le ciotole si riempiono magicamente di pappa al momento giusto e, nei giorni di festa, sul divano cresce una strana protuberanza dai colori scozzesi che prende le forme ergonomiche necessarie. 
Con l'avvicinarsi delle feste i cinque minuti diventeranno due ore.  


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